La cappella gentilizia sorge su un lotto d'angolo nel cimitero di Torre di Mosto (Ve): una posizione che ne accentua la visibilità e ne sottolinea il carattere autonomo rispetto al contesto.
Il progetto si distingue nettamente dal tessuto cimiteriale tradizionale attraverso un linguaggio volutamente contemporaneo. Il volume è un solido compatto, pressoché cubico, interamente rivestito in pannelli di acciaio Corten di grande formato, accostati con giunti a vista che compongono una griglia geometrica rigorosa. La scelta del materiale non è solo estetica: l'ossidazione controllata della superficie genera una cromia calda, tendente al rosso-ruggine, che nelle sue variazioni richiama il valore del tempo trascorso, della memoria e della trasformazione. Un materiale che invecchia con dignità, particolarmente appropriato a un'architettura sepolcrale. La struttura portante è in cemento armato, rivestita dalle lastre metalliche che ne definiscono l'immagine finale e ne rafforzano la vocazione scultorea.
La soglia in pietra chiara, in contrasto con il rosso del metallo, segna il passaggio dall'esterno all'interno. All'interno il raccoglimento è governato dalla luce. Il volume si apre verso l'alto con un taglio zenitale che porta il cielo dentro lo spazio, mentre sulla parete di fondo, brunita, una sottile croce filtra attraverso la lamiera. I loculi e una panca in legno completano l'ambiente con essenzialità assoluta: nessun elemento decorativo, solo materia, luce e silenzio.
Il confronto con le preesistenze — cappelle in mattoni a vista, intonaci tradizionali, elementi decorativi ottocenteschi — rende ancora più esplicita la volontà di segnare un momento architettonico distinto, capace di dialogare con il contesto senza imitarlo. Il volume si impone nel paesaggio cimiteriale come una presenza silenziosa e autorevole: non si piega alla retorica del dolore, ma esprime, attraverso la solidità della materia e la pulizia formale, una riflessione sulla permanenza.